Il lento trascinarsi dei secondi scanditi da un vecchio orologio che non tiene più il tempo, perso nei minuti delle ore trascorse, fermo in un istante lontano racchiuso nella sua memoria. Il ticchettio della pioggia sui vetri a sostituire il battito del cuore, una morsa fredda in fondo all’anima, la paura di non saper gestire la sofferenza che come il buio è in agguato al tramonto pronto a cancellare dal mondo la luce.
Chiudere gli occhi nella speranza che riaprendoli la notte sia fuggita via e con essa tutte le emozioni che non riesco ad affrontare, tutti i sogni che spengono le stelle nei miei occhi, la paura di spingere un piede avanti all’altro. Chiudere gli occhi sperando di trovarti nel silenzio, allungare le mie mani verso te non farti fuggire via, ma come nebbia scivoli su di me, accarezzando la mia pelle, portando dentro la mia anima solo la pallida versione di un amore.
Troppe volte ho ascoltato quella canzone, troppe volte ho racchiuso i miei pensieri nella musica, troppe volte ho alzato il volume per chiuderti fuori dalla mia mente, troppe volte ho visto i minuti scorrere via, ogni secondo un battito di ciglia a trattenere le lacrime che indisciplinate vogliono fuggire da me, scivolare via, quasi che il mio corpo non sia un rifugio per esse ma un mostro da cui scappare lontano.
Troppe volte ho smascherato i miei sogni ridicolizzando la mia anima, sei solo dentro me, l’altro me, l’uomo che vorrei avere al mio fianco, cambi volto ogni giorno, ogni mese, ogni anno, disperata alla tua ricerca, scruto visi di uomini, mi innamoro di parole, di sguardi che accendono fiamme negli oscuri recessi del mio corpo, fuggo da me stessa dalla certezza che non ti troverò mai, fuggo dalla consapevolezza di non volerti trovare, perché trovarti significherebbe perdermi, dimenticare chi sono, chiudere le mie emozioni nell’antro più buio della mia anima.
I mesi passano cosi veloci..., non riesco a rendermi conto delle ore che passano mi sveglio ed è gia ora di andare a dormire.
Vivo in un mondo congelato dalla mia inettidutine alla vita, lascio che i minuti scorrano veloci su di me senza fare nulla per assaporarne le gocce che rimangono sulla mia pelle, semplicemente le lascio scivolare, evaporare.
Le ore si trasformano in giorni, i giorni in settimane, le settimane in mesi e nulla cambia.
Ci sono cose che hanno smesso di avere importanza per me, ci sono gesti che non significano più nulla e ci sono parole che hanno smesso di ferirmi.
Non sono triste, forse ho semplicemente terminato la mia ricerca della felicità, e in qualche assurdo modo ho raggiunto una parvenza di apatica serenità.

Come si possono affrontare le agressioni verbali ed anche fisiche sul lavoro?
Come dovrei reagire oggi vedendo quella persona che ieri si è permessa tanto?
Non mi era mai successo, non avevo mai dovuto affrontare un argomento del genere, eppure ieri è accaduto.
Prima gli urli, gli insulti verbali e poi le mani addosso.
Io nell'angolo paralizzata dallo stupore, non dalla paura, è una mia collega e non credevo che fosse capace di arrivare a tanto. Non ho reagito sono rimasta immobile, aspettavo che si calmasse, che si rendesse conto di quello che aveva fatto, invece ancora insulti.
Alla fine i miei nervi sono crollati, le mie paure hanno preso il sopravvento, le mie gambe hanno cominciato a tremare, soffocavo, provavo a respirare ma i miei polmoni non si riempivano di aria.
Non mi ha fatto male, io non ho reagito, forse è meglio cosi, ma se mi fossi rotta una gamba avrei sofferto di meno.

Saprai che non t'amo e che t'amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un'ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.
Io t'amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l'infinito,
per non cessare d'amarti mai:
per questo non t'amo ancora.
T'amo e non t'amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.
Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t'amo quando non t'amo
e per questo t'amo quando t'amo.
Neruda

Ti ho ritrovato, il tuo respiro cosi vicino a me, la tua mente cosi lontana da me, le tue mani cosi vicine, i tuoi pensieri cosi lontani.
Forse ti ho amato, forse non lo ho mai capito, forse non ho mai scelto quel bivio, forse tu c'eri ma io no!
C'eri tu anni fa nei miei pensieri, o forse c'era solo l'idea di te..
Non puoi!, non può la tua sola vicinanza farmi sentire la malinconia, come di qualcosa che poteva essere ma non è mai stato, come se tu potessi essere l'unico che avrebbe infine vinto il mio cuore.
Stringerti mi fa stare bene, chissa se lei si accorge di quello che sei, chissa se i suoi occhi ti guardano come meriti di essere guardato.
Ci sono cose, ci sono mondi in me che è difficile spiegare, ci sono porte nella mia anima che è meglio non aprire, c'è il tuo viso dietro una di quelle, ci sono gli anni passati insieme, c'è il sentirsi a casa, ci sono i sogni che ti ho raccontato, ci sono le lacrime che mi hai visto versare per un altro, ma soprattutto c'è una scritta NON ENTRARE.
A volte penso ti basterebbe una parola per farmi tua, ma le parole sono cose vuote, non hanno significato per me, voglio solo quello che non posso avere, e tu non meriti di essere solo un capriccio.
E' davvero troppo tempo che non scrivo, ma il lavoro e la vita mi hanno imprigionato non lasciandomi nemmeno un momento per me.
Ho la mente confusa, sono mesi che brancolo nel buio, non credo di poter andare oltre, me lo dico tutti i giorni, però sono sempre qui, ogni volta che credo di aver toccato il fondo, comincio a scavare e cosi scivolo sempre più verso il basso.
Faccio pensieri strani, il desiderio di farmi male è forte, ma è ancora più forte l'istinto di conservazione.
Ogni giorno credo di impazzire, ma non succede, ogni giorno mi dico oggi è l'ultimo peggio di cosi non potrebbe andare, ma mi sbaglio perchè il nuovo giorno mi porta nuove sofferenze, ed io ferma immobile, sospesa, sotto questo diluvio di dolore, di cui sono la maggiore causa.
Oggi sono abbastanza lucida, almeno per ora.
Prima o poi la mia discesa all'inferno dovrà finire, ed allora sarò cosi forte da risalire oppure resterò li dove sono.
Viviamo in un mondo di cose e il nostro unico legame con loro è che sappiamo come manipolarle o consumarle.
(Erich Fromm)
